Mi chiamo Doria e questo è il palazzo delle mie idee.
bigmac_menu09_classic_np_0

La responsabilità di rinunciare ai propri diritti

Ricordate la storia della banca (Non aprite quella banca!, marzo 2006)? Ecco: niente. Neanche una telefonata dall’ ufficio clienti. Ricordate che avrei segnalato la storia alle autorita’ competenti (la Commissione per i Consumatori Europei)? Ecco: niente. Neanche una email di cortesia. Ricordate che avrei informato la stampa nazionale? Ecco: niente. Neanche un trafiletto tra gli annunci porno. Ricordate che avrei interessato i giornalisti stranieri in Polonia? Ecco: niente. Neanche un sms di solidarieta’. Avanti cosi’ dunque, lasciamo che i nostri diritti vengano ignorati, elusi, calpestati. A cosa servono i trattati internazionali, le costituzioni, le leggi? Se sono solo d’ intralcio a fare i quattrini (e tutti in Polonia al giorno d’ oggi vogliono farne) tanto vale non approvarle neppure. Ma che una coproration eluda la legge e magari se ne faccia fare una su misura (dietro lauto compenso naturalmente) ci sta pure. Anche l’ ormai ex premier italiano Silvio Berlusconi lo ha teorizzato pubblicamente (e fatto privatamente). Il problema e’ che in Polonia chi e’ preposto a vigilare sul rispetto della legge e a rimettere in riga i furbi non lo fa. Di piu’, non vuole farlo. Di piu’, forse si fa pagare per non farlo. Il parlamento, la magistratura, la stampa, la stampa estera: fantasmi. Ma non e’ che in Italia stiamo meglio (vedi Parmalat).

Qualche giorno fa a Varsavia un battaglione di poliziotti ha sgomberato e agriturismo a cividale chiuso “Le Madame”, un bar in piena citta’ vecchia sotto gli occhi esterrefatti di clienti e passanti (qualcuno ha preso pure qualche sberla). L’ ordine e’ stato dato dal Commissario Straordinario della citta’ di Varsavia. Un commissario certo perche’ la capitale non ha sindaco da quando l’ ultimo e’ diventato presidente (e non ha mai lasciato l’incarico, neppure durante la campagna elettorale, fino al giorno in cui non e’ avvenuto il passaggio delle consegne presidenziali) e il nuovo parlamento, guidato dal fratello gemello, ha legiferato che Varsavia puo’ stare senza sindaco indefinitivamente (e si sa che il sindaco di una capitale e’ importante almeno quanto il premier e il presidente, quindi un potenziale rivale). In conferenza stampa il Commissario ha dichiarato che “Le Madame” non era fiscalmente in regola. E da quando per motivi fiscali si fa sgomberare un locale da poliziotti armati fino ai denti e sigillare le porte con la fiamma ossidrica? Non sara’ mica perche’ Le Madame (una figata di posto) era uno dei ritrovi storici degli intellettuali dell’ opposizione e il suo titolare, vicepresidente di una ONG, e’ spesso entrato in accesa polemica con i gemelli, che oggi occupano le piu’ alte cariche dello stato? La magistratura, sorpassata perche’ l’ unica competente in materia di reati fiscali e di ordinanze di chiusura, non ha accennato neanche una protesta. Non sarebbe servito a molto comunque. Quando la Corte Costituzionale ha condannato alcuni atti del presidente come anticostituzionali, lui non si e’ neppure presentato in aula per la sentenza (obbligatorio) e ha naturalmente continuato a fare come gli pare. Pur tuttavia non c’e’ stata nessuna protesta popolare, nessuna mozione di impeachment e soprattutto nessuna battaglia della stampa. Ma allora la stampa polacca se non indaga, smaschera e denuncia che cosa fa? Non molto anche perche’ non puo’ fare molto. Dalle oltre 30.000 copie di un importante rivista nazionale, considerata indipendente, e’ stata tagliata col trincetto (ormai era gia’ stata stampata) la pagina che conteneva un articolo molto critico (ma vero) sul governo. Come dire: a mali estremi estremi rimedi. Fortuna che quando la stampa nazionale non e’ in condizione di operare liberamente c’e’ la stampa estera (cfr. Perche’ la stampa estera e’ importante, aprile 2006) e la Polonia ne dovrebbe sapere qualcosa visto che e’ uscita relativamente da poco da una dittatura militare. Francamente in Polonia esiste un’ associazione della stampa estera ma conta come il due di briscola. Oltretutto da quando e’ entrato in carica il nuovo governo ai giornalisti stranieri hanno tagliato le informazioni che prima arrivavano dettagliate e puntuali per email. Da ottobre non conosciamo piu’ l’ agenda del presidente, del premier, del parlamento e non sappiamo dove e quando sono gli eventi importanti e e le conferenze stampa. Nonostante cio’ sono stato l’ unico degli oltre 200 giornalisti stranieri a protestare presso la PAP (l’ ANSA polacca) che forniva il servizio e che mi ha mentito e presso l’ MSZ (il ministero degli affari esteri) che garantiva il servizio e che ha mentito a sua volta. Che menta un ministero passi, ma che dica bugie un’ agenzia di stampa!

Ricapitolando: la poltica abusa del suo potere, le istituzioni sono assenti, la stampa nazionale e’ imbavagliata, quella straniera muta. Indovinate un po’ chi, da tutta questa faccenda, ci guadagna? Ma le corporation naturalmente tra cui anche la mia banca. Come? Un esempio. In Polonia non sono mai stati neanche proposti i contratti collettivi o di categoria, solo quelli individuali. La forma di contratto piu’ in voga per i lavori d’ ufficio e’ quella che prevede che un impiegato svolga il lavoro assegnatogli in 8 ore al giorno e nel caso non ce la faccia si debba arrangiare in qualche modo purche’ il lavoro venga portato a termine. In realta’ solo superman potrebbe finire in tempo perche’ tutti gli altri di ore ce ne mettono 12 e spesso devono tornare il sabato e la domenica (a gratis). Nel commercio invece il contratto non prevede straordinari pagati (e tutti ne fanno mediamente dalle 2 alle 4 ore al giorno), ne’ una maggiorazione per la notte e i festivi (e qui negozi e supermarket sono aperti 7 giorni su 7 per un minimo di 18 ore). Poiche’ i contratti sono individuali non esistono limiti teorici al salario di un lavoratore se non quelli stabiliti dalle corporation in meeting noti (ma non pubblici) dove come un vero e proprio cartello (illegale) si fissano al ribasso gli stipendi medi per categoria e livello di schiavi, pardon, delle risorse umane come si usa dire oggi. A dare un calcio nel sedere a questi negrieri, pardon, datori di lavoro ci dovrebbero pensare il parlamento, la magistratura, la stampa, i sindacati e invece … niente. Perfino il mitico Solidarnosc, il sindacato di Walesa, e’ ormai ridotto a un guscio vuoto.

Cosa dicono i polacchi di tutto questo magna magna? Niente e’ ovvio, va bene cosi’. Infatti il comunismo e’ crollato perche’ ha fallito in una cosa fondamentale: nel dare a tutti agriturismo faedis. Con questo regime, pardon, sistema tutti hanno il panem (McDonald, KFC, Pizza Hut) e i circenses (Playstation, TV via satellite, valanga di film e telefilm americani) quindi nessuno si lamenta anzi e’ quello che voleva. Naturalmente piu’ si lavora piu’ panem ci si puo’ comprare (dai costosi ristoranti italiani di gran moda ai costosissimi sushi bar di grandissima moda) e piu’ circenses ci si puo’ permettere (dalla tv al plasma all’ home theatre al pacchetto canali deluxe). Quindi ben volentieri tutti lavorano anche 12 ore al giorno e il sabato, la domenica, i festivi e i prefestivi. Con tutto questo lavorare non c’e’ il tempo e non c’e’ la voglia di fare niente, neanche di pensare. Figuriamoci se c’e’ il tempo di rispondere al’ arroganza del potere, alla mancanza di giustizia, allo spadroneggiare delle corporation. Meglio starsene a casa e guardarsi l’ ultima puntata di “M jak Milosc” (“A come Amore” il “Un Posto al Sole” polacco).

Ma non c’e’ da biasimarli. Diceva il tassista che mi portava alla manifestazione per la chiusura di Le Madame (i soliti irriducibili 4 gatti): ” Inutile protestare pacificamente contro il sistema. Solo con i kalashnikov e le bombe a mano si potrebbe forse ottenere qualcosa. Quando noi tassisiti un anno fa abbiamo manifestato bloccando la citta’ e finendo sui giornali e tv di tutto il mondo non abbiamo ottenuto neanche un colloquio con il segretario di un sottosegretario”. Poi per forza a votare va appena il 40 per cento, tanto i politici fanno quello che vogliono o quello che vogliono altri. “Se non andiamo a votare in tanti capiranno che c’e’ un problema” sostengono in molti da queste parti. Si’ dovrebbe essere cosi’ ma nel Paese delle Meraviglie. In Polonia meno gente vota e piu’ si fa il gioco di chi detiene il comando (come in certe dittature bianche) tant’ e’ che, incredibile, il governo stesso invita i suoi cittadini piu’ istruiti ad andarsene all’ estero per far rimanere solo gli sciocchi e gli ignoranti che, per definizione, sono facili da manipolare.

Tuttavia il problema non e’ solo polacco ma ha una portata piu’ ampia (europea? mondiale?) come mi conferma Pears, londinese DOC e stimato intellettuale, che ha vissuto in mezza Europa, Italia compresa: “Una volta gay, femministe, animalisti, obiettori di coscienza erano tutti membri del Labour Party e insieme lottavano una volta per la causa dell’ uno, un’ altra volta per quella dell’ altro. Il numero faceva la forza. E i risultati”. Oggi ognuno ha raccolto i suoi coccini ed e’ andato a giocare nel suo uscio. Gli ecologisti da una parte, chi difende i diritti delle minoranze da un’ altra, chi lotta per una certa liberta’ da un’ altra ancora. Tutti vogliono realizzare lo stesso sogno, un mondo giusto e a misura di tutti, ma lavorano separati, si pestano i piedi, si fanno i dispetti. E cosi’ fanno il gioco dei (pre)potenti. Il “Divide et Impera” se non ricordo male era una tecnica gia’ usata con  successo dai Romani almeno 2000 anni fa ed evidentemente e’ tornata di moda. Questo e’ il problema fondamentale: siamo divisi dai nostri stessi egoismi e sui nostri egoismi qualcuno ci fa i soldi. A palate. Quando pero’ nel 2000 in Bolivia nello stato di Cochabamba hanno privatizzato l’ acqua piovana (!) e la gente e’ scesa in piazza tutta insieme, governanti e concessionari (una multinazionale) hanno si’ fatto dare qualche manganellata e sparato qualche colpo di pistola (1 morto, 175 feriti) ma poi visto che settimana dopo settimana quelli  erano sempre piu’ uniti se la sono data gambe levate e l’ acqua e’ tornata pubblica. Qui non e’ questione di essere contro il libero mercato, la globalizzazione, i ricchi, l’iniziativa privata. E’ volere ed ottenere giustizia: ci spetta, e’ un nostro diritto! Se ce lo stanno togliendo con il potere che noi gli abbiamo dato, allora togliamoglielo! O non ci resta che chiamare Zorro. Visti i tempi che corrono, qualcuno ha per caso la sua email?

maxresdefault

La Repubblica di Ganassa

La parola italiana che ora spopola a Varsavia e’ “ganassa”. Per chi non e’ di Milano, come me, spiegano che il ganassa e’ un po’ cazzaro un po’ sborone, millantatore e fanfarone, irrimediabilmente inaffidabile. Due esempi: Giacomo Casanova e il conte Cagliostro. Piu’ recenti? Benito Mussolini e Silvio Berlusconi. Il termine ganassa e’ diventato cosi’ popolare che gli inglesi di qui hanno coniato il verbo “to ganass” e derivati riferendosi agli italiani. Perche’ ganassa, chi piu’ chi meno, noi italiani lo siamo tutti. Non solo noi, sembra. Brandon del Warsaw Voice, che viene dal New Jersey, sostiene che “ganassa” sia la definizione ideale per gli italoamericani e Rudy Giuliani, secondo lui, ne e’ un esempio emblematico. Jose’ invece che e’ di Alicante mi dice che in Spagna si considerano cosi’ gli argentini, non a caso in gran parte di origine italiana. Vero e’ che a Varsavia la ganassita’ italica e’ cosi’ evidente che, i piu’ ganassa di tutti, sono diventati icone popolari da barzelletta. C’e’ chi, come Paolo Cozza, ha addirittura portato il ganassa in tv e in Polonia e’ stato un trionfo. A prezzo pero’ della nostra credibilita’. Ma poi quale credibilita’? Raro, tra gli italiani di quassu’, non trovare un manager, un uomo d’affari, un consulente e tutti di successo. Per poi scoprire che sono operatori di call center, semplici impiegati, sfigati, rovinati, falliti. Certo non che sia facile smascherare i ganassa dato che si reggono il gioco a vicenda per di piu’ ingigantendolo. Se Tizio non vuole uscire con Caio dice che non puo’ perche’ deve andare a una festa di Playboy. Caio sa che e’ una bugia ma raccontera’ a tutti che conosce uno che va alle feste di Playboy e che magari una volta c’e’ stato pure lui. Dopo qualche giorno sono gia’ diventati due PR che organizzano le feste di Playboy. Tant’e’ che quando qualcuno arriva in Polonia per uno stage in un’azienda dopo poche settimane passa a capufficio, a manager, a uno dei direttori. Tuttavia il ganassa, poiche’ prima mente a se’ stesso e quando si e’ autoconvinto mente agli altri, finisce per dire una verita’ (anche se non vera) e ad essere quindi persuasivo. Agli interlocutori sorgono dubbi ma poi succede che ci cascano. Anche i piu’ perspicaci. Per questo, almeno in Polonia, la nostra bagnarola riesce ancora a stare a galla. Ma che dico: il nostro motoscafo. Anzi cabinato, meglio yacht. Il nostro transatlantico insomma.