Il Palazzo Doria Pamphilj e l’adiacente Collegiata dell’Assunta rappresentano oggi le uniche strutture superstiti dell’antico nucleo urbano della città di Valmontone, quasi del tutto rasa al suolo dai bombardamenti ed in seguito ricostruita con criteri che ne hanno fortemente modificato l’assetto originario. Gli sfollati che persero le loro abitazioni durante la guerra si trasferirono nel palazzo e vi rimasero fino alla metà degli anni Settanta. Per questo motivo il Palazzo appare ancora compromesso a causa di molteplici eventi che si sono susseguiti nel corso degli ultimi cinquant’anni e che rallentato per lungo tempo qualsiasi intervento di recupero. I danneggiamenti bellici, le trasformazioni ad uso abitativo subite dagli ambienti durante la permanenza degli sfollati ed in ultimo l’incuria a cui fu abbandonato il palazzo dopo lo sgombero degli inquilini, sono in sintesi i maggiori responsabili del degrado.

Da alcuni anni è in corso ad opera del Comune di Valmontone e delle Soprintendenze competenti un’azione di recupero dell’edificio e del ciclo pittorico del piano nobile. In seguito ad un protocollo d’intesa stilato dal Comune di Valmontone nel 1987, il palazzo è stato destinato all’Università di Roma "La Sapienza" ed attualmente ospita, al piano terra, C.I.R.P.S. – Centro Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo Sostenibile, il C.E.R.I. Centro di Eccellenza per il Rischio Idrogeologico, Il CIRPS CONSORTIUM, Ente di ricerca e di formazione professionale dell'Università "La Sapienza".

Quando nel 1651 Camillo Pamphilj, nipote dell’allora pontefice Innocenzo X, acquista da Francesco Barberini il feudo di Valmontone eleggendolo a propria residenza extraurbana, la sua è senz’altro la famiglia più potente della Roma di quegli anni. Nel punto più alto del borgo, su delle preesistenze oggi di difficile individuazione, il principe decide di realizzare un progetto molto ambizioso: la costruzione di un maestoso palazzo inserito in un complesso urbano provvisto di foresteria, armeria, stalle, granaio, carceri, piazza del mercato e botteghe. Un progetto definito dalle cronache dell’epoca ‘città panfilia’ e che va interpretato come uno degli ultimi riflessi della teoria rinascimentale sulla città ideale.
Nel 1652 si diede avvio alla quasi totale demolizione dell’antico castello Sforza - già dei Conti di Valmontone - e nel 1654 iniziarono i lavori per il nuovo palazzo ultimati nel 1670 circa.
L’architetto responsabile del progetto originario è il gesuita Benedetto Molli, mentre il completamento della fabbrica a partire dal 1666 è da riferire ad Antonio Del Grande.

L’impianto architettonico attuale, che in corso d’opera dovette subire delle variazioni rispetto al disegno originario voluto da Camillo, sembra corrispondere ad una soluzione di compromesso che assomma, in un’unica struttura, le caratteristiche tipologiche del palazzo nobiliare, del casino di campagna e della fortezza. Il volume chiuso e compatto dell’edificio, collocato nel punto più alto del borgo, fa pensare ad una posizione strategica funzionale all’avvistamento che la fabbrica pamphiliana dovette certamente ereditare dall’antico castello medievale.
Il prospetto esterno presenta un massiccio basamento a bugnato con andamento a scarpa e quattro ordini di finestre inquadrate da cornici in tufo.